Tributo a Nakeya
Ho avuto la fortuna di conoscere un grande guerriero e di essergli stato amico, si chiamava Nakeya, di etnia Apache.
Venne in Italia all’inizio degli anni ’90 assieme a suo fratello Sioux Oglala Lakota “Wambli Mooni” (Aquila che Cammina), e camminarono insieme, l’uno a fianco all’altro per un certo periodo.
A quel tempo Nakeya (si pronuncia “Nakìa”) era già ammalato; gli venne un cancro in seguito alla morte violenta di Frankie, suo figlio di appena 18 anni.
Nakeya era un danzatore della “Sun Dance”, la sacra Danza del Sole, durante la quale rimani appeso con due pircing nel petto all’Albero della Vita e danzi per 4 giorni consecutivi, sotto il sole di agosto del Sud Dakota, senza toccare né cibo e né acqua, entrando in una “trance” profonda e assoluta. Lui danzò per 6 anni di seguito.
Nakeya era solito dire: “le giovani donne della mia tribù danno il loro sangue alla Terra tutti i mesi, perchè non posso darlo io, una volta all’anno?”.
Oltre alle cicatrici sul corpo ereditate dalla Sun Dance, si portava dentro i segni tangibili di un’infanzia e di un’adolescenza difficili, vissute da “uomo rosso” in un ghetto di Denver City.
Prima di venire in Italia Nakeya era assolutamente refrattario agli uomini bianchi, diceva che non ne voleva sapere mezza di quelli che lui chiamava “i discendenti di Cristoforo Colombo”. Evidentemente riuscì in seguito a trasformare questa sua rabbia incallita poiché, oltre a condiviere cerimonie con i Wasichu (uomini bianchi), alcuni anni dopo mise su famiglia, accompagnandosi con una ragazza emiliana, dalla quale ebbe anche un figlio.
Nakeya aveva un carattere “impossibile”, riuscire a fare qualcosa con lui era sempre un’impresa ardua…era decisamente “ingestibile”, però aveva una connessione favolosa con lo Spirito, una generosità senza limiti e un coraggio straordinario, caspita, Nakeya, quanto mi manchi…!!!
IL 23 NOVEMBRE 2008 RICORRONO 5 ANNI ESATTI DALL’ULTIMO “INIPI” TENUTO DA NAKEYA IN PIANURA PADANA. LO RICORDEREMO DURANTE LA PROSSIMA CERIMONIA DI PURIFICAZIONE E RENDEREMO OMAGGIO ALLO SPIRITO DI QUESTO NOSTRO ETERNO FRATELLO APACHE! AHOO!!
tratto da “CELTICA” – Edizioni 3ntini&C. – Anno VI – N° 32 – Luglio/Agosto 2004 – Argenta (FE)
Nakeya, nostro ospite nel 2003, mentre insegna canti indiani a mio figlio Carlos Manuel.




Era l’estate del 1999.
Era il terzo anno consecutivo che mi trovavo nelle terre dei Lakota per il mio personale percorso spirituale e quell’anno, concretizzai il mio progetto di portare gruppi di Italiani nelle riserve indiane.
Da quel progetto, negli anni successivi molti Nativi Americani vennero in Italia, tra cui un guerriero Apache di nome Nakeya.
Un giorno di agosto di quell’anno, io e Nakeya eravamo su una chevrolet scassata in direzione nord nella Riserva Indiana di Pine Ridge in South Dakota.
Sul bordo della strada c’era un gruppo di lavoratori bianchi che posano un aquedotto.
Nakeya li guarda e dice: “Fottuti uomini bianchi che distruggono Madre Terra”.
Forse il mio look indiano gli faceva dimenticare che ero un bianco io stesso o forse mi accettava perchè ero un danzatore della Danza del Sole.
Nakeya era così quando lo conobbi.
Qualche anno dopo, mi trovavo in un centro commerciale qui in Italia e vedo una testa spuntare tra le altre facilmente riconoscibile.
Era Nakeya.
Mi avvicino e quando si volta al mio richiamo lo vedo con in braccio un piccolo wasichu.
Un momento di fragoroso silenzio e di grande sorpresa ci invade.
Ci sorridiamo e in un istante ci capiamo; la guarigione spirituale di Nakeya è compiuta.
Ci abracciamo e orgogliosamente mi presenta la sua famiglia di razza bianca.
Il Grande Spirito è veramente grande!!!
Vola alto in cielo caro fratello e che il vento porti il tuo esempio nelle tue terre, affinchè tra la razza rossa e quella bianca possa esserci una vera e completa guarigione, con la promessa di formare un nuovo cerchio sulla Terra in cui bianche, rossi, neri e gialli siano uniti nella pace e nell’amore!
Aho, mitakuye oyasin
Mi ha commosso molto trovare questo post…
Ho conosciuto Nakeya a Trieste alla fine degli anni 90 e avendo celebrato il mio matrimonio secondo la sua tradizione siamo diventati fratelli. Mi ha dato lui il nome d madicina che ancora porto e gli sono grata per essere passato di qui…
Ciao fratello
Elena