Herbarium
Cinquanta piante medicinali rivisitate dalla tradizione
PREFAZIONE
Mi piace iniziare questa prefazione citando l’Autore stesso: “Per il naturalista autentico, che non è un collezionista monomaniaco né un tecnologo esasperato, oltre ad una diffusa curiosità per le piante di un determinato territorio, interessa ripristinare l’inscindibile legame che unisce l’uomo con la fonte delle cose. Le piante non sono che una delle tante espressioni dinamiche e mutabili di un Tutto misteriosamente grande. Possono diventare, per alcuni, un potente anello di collegamento, una delle innumerevoli porte d’accesso all’infinito, magico e irripetibile mondo astratto della Natura”.
Direi che in queste righe c’è l’autoritratto di Raffaele Curti, una presentazione immediata del suo modo di conoscere le piante, in particolare quelle di “casa sua” – il Ferrarese – che lo ha portato ad una ricerca di notevole interesse culturale e umano e a catalogare, con grande ordine e rigore, le 50 piante del suo Herbarium.
Una ricerca che va al di là di quella tendenza a erborizzare in nome di una spinta ecologista o di un naturalismo ad ogni costo. Qui c’è del vero, c’è un carattere innato e via via rivelato e strutturato a entrare in comunicazione con il mondo vegetale e i suoi molti messaggi. O meglio, c’è il tentativo, riuscito, di attribuire alla pianta , un potere unificante con l’universo tutto e di collegarla all’uomo su un fondamento unitario di comportamento, intrecciando ineluttabilmente la vita umana a quella della Natura.
(……) A questo libro, frutto di lunghe, pazienti ore, di amorose sollecitudini, di sacrifici e di attenzione auguro ogni bene, con quel sentimento di fraterna riconoscenza verso l’Autore che ci prende quando incontriamo un viandante che ci precede con viso lieto sulla stessa ripida strada in salita.
Lisetta Landoni
Direttore de “ERBE Secondo Natura” di Federico Ceratti Editore – Milano
Tutte le piante sono curative poiché tutte, in un certo modo, esprimono indissolubili legami con il mondo delle “ forme”, dove segno e materia, immaginazione e simbolo, energia e alchimia si fondono nella funzione terapeutica rigeneratrice, ispirata dalla loro peculiare individualità.
Soltanto la nostra cieca ignoranza, degna compagna della nostra infinita presunzione, ci impedesce di indagare, fuori dai confini di una tirannica e spesso ingombrante razionalità, le infinite emanazioni di un’unica immensa consapevolezza, che proprio nel Regno Vegetale trova lo spunto per dichiarare, con segreta umiltà, l’umana dipendenza a misteriose leggi universali.
Questo lavoro, dai contenuti scientifici e letterari al contempo, prende in considerazione le piante in quanto “soggetti sensibili”, dotate di un corollario di informazioni che, al di là dell’aspetto meccanicistico della funzione riparatrice, riconducibile in parte ad un totum di sostanze attive chiamato “fitocomplesso”, è in grado di estendere la consapevolezza umana sulla base di un loro “vissuto interiore”, magnificamente rievocato dal dinamico e pluralistico simbolismo del vegetale.
Il recupero di informazioni riguardanti la tradizione ferrarese è avvenuto principalmente per fonti orali, tramite un’approfondita ricerca etnobotanica svolta sul campo e durata circa tre anni.
Devo segnalare che nonostante l’apparente monotonia e lo schiacciante dominio di ambienti fortemente antropizzati che caratterizzano l’attuale territorio ferrarese, ho avuto, in ogni caso, l’insperato dono di catalogare e di localizzare circa 300 specie di piante medicinali o comunque, a buona ragione, ritenute tali dalla medicina popolare.
Nel corso della ricerca è stato realizzato un erbario classico costituito da reperti vegetali opportunamente classificati ed essiccati, corredati da informazioni relative all’habitat locale ricavate da rilievi pedo-ecologici eseguiti sul campo e da notizie prettamente botaniche sulle piante erborizzate. Una copia di tali reperti è stata messa a disposizione del Civico Museo di Storia Naturale di Ferrara al fine di permetterne lo studio e la divulgazione didattica.
La tradizione erboristica, non solo del ferrarese ma di tutta la Bassa Padania, è ricca di riferimenti e possiede una vera e propria “farmacopea” di piante medicinali e di trasformazioni erboristiche, acquisite attraverso una secolare, efficace, seppur empirica sperimentazione. Purtroppo, come avviene per tutte le tradizioni di origine rurale, tramandate oralmente sino a pochi decenni or sono da una generazione all’altra, anche nel nostro caso si sono perse via via preziose ed utili nozioni. L’obiettivo di tale ricerca era quindi teso a ricucire una trama, sebbene a maglie larghe, di ciò che rappresenta uno degli ultimi frammenti di medicina e di tradizioni popolari erboristiche italiane.
Il ricco repertorio fotografico, costituito da oltre 150 stampe in quadricromia, oltre a puntualizzare panoramiche ambientali tipiche del territorio padano, forse per la prima volta nello studio delle piante medicinali, mette in evidenza piante “vere” in erbario, rendendo così possibile un’attendibile e diretta comparazione sul campo delle specie trattate e lo studio dei loro caratteri morfologici reali, difficilmente sondabili se non si dispone delle piante allo stato verde.
Al fine di stimolare l’interesse e lo studio verso i soggetti vegetali, questi sconosciuti, ho creduto opportuno dotare la presente pubblicazione di un intero capitolo dedicato a “come realizzare un erbario classico”, in cui ho trasferito, per mezzo della penna, il risultato di personali esperienze pratiche.
La nomenclatura delle specie analizzate fa riferimento alla Flora d’Italia di S. Pignatti (1982).
Le segnalazioni inerenti le modalità di preparazione e l’uso dei presidi sanitari a base di piante officinali sono il frutto di esperieze personali e di quelle di valenti medici naturopati e di professionisti fitopratici che da anni lavorano per rivalutare in chiave terapeutica il prezioso contributo offerto dai farmaci vegetali. E’ chiaro che quest’ultima esposizione non vuol essere un’invito farmacologico al “fai da te” nella cura delle malattie, bensì un’ulteriore strumento di verifica per chi opera in modo qualificato nel difficile, seppur entusiasmante, settore dell’erboristeria e della fitoterapia tradizionale applicata.
Così organizzato il libro propone diversi piani di lettura in cui ognuno potrà trovare, a seconda delle proprie esigenze, la chiave più congeniale.
Prendendo atto della sconsolante ripetitività che accomuna gran parte degli attuali testi erboristici, credo presuntuosamente di aver apportato, con questa pubblicazione, nei confronti dell’informazione specifica, un personale e nuovo contributo, pur atavico ed entusiasticamente viscerale.
In ultimo, nell’assecondare un mio irriducibile sogno, mi piace sperare che questo libro possa venir letto anche con la voce del cuore, anche con gli occhi dell’anima.
Buona passeggiata fra le erbe medicinali spontanee.
Raffaele Curti






Per informazioni sull’acquisto del libro contattare direttamente l’autore al +39 347.7032730 o via E-mail: tamborhablante@libero.it.
L’edizione “Diakronia” è ormai esaurita da tempo ma un nuovo Editore sta riproponendo l’opera, opportunamente rivista e aggiornata e con una nuova veste grafica.
Le Erbe Spontanee del Delta Padano
“libro didattico per le Scuole elementari e medie inferiori”
TESTI A CURA DI
ELISABETTA MANTOVANI – Naturalista Amministrazione Provinciale di Ferrara
RAFFAELE CURTI – Erborista-fitopreparatore e Ricercatore Etnobotanico
EDITO DA
COOP Estense – Ferrara 1990
con il contributo dell’Amministrazione Provinciale di Ferrara e del Distretto Scolastico N°37 di Codigoro
con il patrocinio del Provveditorato agli Studi di Ferrara
PREMESSA
Chissà quante volte, passeggiando in ambienti naturali, vi sarete chiesti: “Che cosa sarà quella bella piantina, e quali saranno le sue proprietà medicamentose?”.
Ebbene, è proprio questo lo scopo del presente lavoro: aiutarvi a riconoscere e classificare le più comuni erbe officinali del territorio deltizio padano, fornendovi utili ed interessanti notizie sulla loro biologia, ecologia ed usi erboristici, tramandatici dalle nostre più lontane tradizioni.
Qualora poi vi vogliate cimentare nell’utilizzo di questi vegetali, ricordatevi sempre di affidarvi ai preziosi consigli ed indicazioni di erboristi e di esperti fitopreparatori, per non andare incontro a…spiacevoli inconvenienti.
Ricordate inoltre che le piante sono un dono della Natura: la loro raccolta va effettuata con parsimonia e si avrà sempre cura di lasciare sul posto alcuni esemplari, affinchè la specie possa riprodursi, e continuare così a svolgere le sue funzioni nel quadro generale dell’ambiente in cui essa vive.
Gli Autori
Elenco delle piante trattate:
- Altea comune – Millefoglio
- Borsapastore comune – Ortica comune
- Camomilla comune – Papavero comune
- Canapa acquatica – Piantaggine maggiore
- Carota selvatica – Salcerella comune
- Cicoria comune – Salicornia
- Dulcamara – Salvia comune
- Enagra comune – Stramonio comune
- Malva selvatica – Tarassaco comune
- Menta d’acqua – Verbena officinale
La Mia Pianura
Poesie di Raffaele Curti
PREFAZIONE
“io, piccolo uomo nudo
vestito solo di colta superbia
di fronte a te scompaio….”
In queste poche righe, scritte di fronte al Rio Amazonas, Raffaele Curti descrive con chiarezza il suo/nostro percorso lungo il sentiero della consapevolezza.
E’ l’uomo colmo di “superbia”, nei confronti della natura tutta, che scompare. Ma scomparire, in questo caso, significa rinascere, guarire, sentire di nuovo la voce degli “Apukuna”, della montagna, del fiume,
“ per poi intuire,
per poi capire,
per poi vedere,
e assieme a te,
….. esserne parte.”
…..e riapprendere così il significato del senso più ampio di appartenenza.
Ho conosciuto Raffaele lungo le linee di questa fine sensibilità. Ci accomuna l’amore per la Terra, dea e madre e la consapevolezza di abitare una peculiare porzione di essa, la Valle del Po, di cui egli ci parla estesamente in questa sua prima raccolta di poesie. E lo fa in modo attento all’essenziale risonanza delle relazioni. La sua lirica non è niente di clamoroso ma radicata nel presente, della sua vita, nelle cose che gli stanno attorno e nel lento discorrere del fiume, di “Fratello Pruno” e della “rana che gracchia”. Senza per questo rinunciare a far da eco alle contraddizioni della nostra moderna società.
Ma l’impegno di Curti non si limita solo alla poesia. Egli infatti è un fine erborista, un affermato pranoterapeuta e un attivista nel recupero della flora nativa della sua terra ferrarese.
Ed è questa combinazione di conoscenza e di radicamento che gli consente di parlarci allo stesso modo degli antichi sciamani.
“…grande madre acqua…
accoglimi
nel tuo grande ventre
fra le onde chiare
del tuo profondo respiro…”
Giuseppe Moretti
INTRODUZIONE
Ho cominciato a srivere poesie perché sono stato ispirato e incoraggiato a farlo da benevoli forze della Natura, dagli esseri invisibili dei boschi, delle montagne, dei fiumi, del mare e della pianura, soprattutto quella padana, la mia terra, la mia pianura. Felice di essere (in questa vita) indigeno padano!!!
La scoperta di luoghi sacri in altre terre mi ha ulteriormente arricchito e ha fatto vibrare dentro di me antiche memorie, lontane consapevolezze…..un passato vivo che danza dentro una bolla fatta di sogno e di palpitante visione. In particolare, per quanto riguarda l’area mediterranea, la catena montuosa del Parnaso, la vicina Delfi e la sacra fonte Castalìa, con la loro antica ed immutabile energia, hanno infuso in me la capacità di liberare, attraverso il linguaggio lirico, il profondo sentimento che unise il mio spirito allo spirito di Madre Terra (“Dana” per gli antichi Celti, abitatori di queste umide terre padane).
Così ho imparato il motivo che spinse gli antichi ad attribuire a quei luoghi, così particolari e magici, il potere del concepimento creativo, la celebrazione dell’iniziazione poetica.
Lavorando a lungo con le piante medicinali ho potuto, inoltre, affinare la sensibilità e l’intuizione. Ho imparato, ad esempio, che per conoscere a fondo la complessa natura dei “semplici”, ovvero degli individui vegetali, non basta avere dimestichezza con la botanica sistematica o con le scienze farmacologiche ma occorre soprattutto rendersi accessibili a tutte le indicazioni e a tutti i messaggi offerti, in modo più o meno subliminale, dal dinamico e multiforme linguaggio sottile di Madre Natura.
Così come è possibile cogliere l’anima delle piante, è altrettanto possibile cogliere l’anima di un luogo a noi famigliare oppure che ci risuona nel profondo, poiché anche “i luoghi”, stazioni di rifugio del nostro inquieto peregrinare, hanno una propria, seppur impalpabile sensibilità ed una peculiare vita psichica.
Le poesie qui proposte traggono alimento e forza vitale dall’ascolto non ordinario e, se vogliamo, profondamente emozionale nel senso più etimologico del termine “emozione”, ovvero, “dell’agire del sangue”, cioè dello scorrere della nostra vitale consapevolezza.
Per questo amo la parola carica di emozionalità, la parola che può svelarci in un guizzo di inafferrabile bagliore i segreti di una pianta o quelli di un luogo gioiosamente complici di un occulto, ma pur sempre dichiarato, processo di partecipazione individuale a quel grande mistero chiamato VITA, nel quale è immerso ogni essere e ogni luogo del “non dove”.
l’autore
————–
La mia Pianura
Pianura che non hai belletti
scarnificata e muta
denudata pure
della tua verde innocenza
dove sono
le tue fronde alate
che di quiete
mi parlavano nel vento
con quali occhi
ora guardi il cielo
se neppure uno stagno
sopravvive al tuo mistero
dove dormono
i tuoi sogni
ora che la notte
è per tutta uguale al giorno
e dimmi, o fragile Pianura,
se il vomere tagliente
non t’ha mozzato
pure il fiato
quale uomo
potrà mai gioire
senza cogliere in dono
l’unido respiro
della tua giovinezza
sacrificata.
————–
Grotta Tanaccia
Disperso
nei mille frammenti
della tua cristallina memoria
abilmente forgiata
nelle vene di gesso
che modellano le tue caverne ossute
Ingenuo
come quello scricciolo zigzagante
che nidifica nel tuo ampio ventre
- ignaro –
della tua maternità
segretamente già consumata
Amato
dal tuo pranico respiro
che dilata nell’etere
la gioia della mia libertà
rimossa dalle reti
dei miei facili “non posso”.
Vena del Gesso – Brisighella (Ra)
————–
Hàtun Cocha Mama
( Grande Madre Acqua – il Mare)
Hàtun Cocha Mama
io sono figlio tuo
come il pesce
che abita i tuoi profondi abissi
Sùmak Cocha Mama
meravigliosa madre acqua
sento che mi stai chiamando
e ora vengo a te
accoglimi
nel tuo grande ventre
fra le onde chiare
del tuo profondo respiro
e lava ogni mia macchia
affinchè io possa
essere libero
dalle impurità
Hàtun Cocha Mama
pulisci questo figlio tuo
e donami la tua forza
nutrendo il mio spirito
col tuo ricordo antico
Grande Madre Acqua
grazie.
Menorca – Baleares
————–
Gemma
Gemma del faro di luce
che illumini il mio karma
quanti volti hai visto scorrere
sulle rughe del mio viso,
quanti raggi di Sole
hai udito penetrare
la sommità del mio capo,
quanti fili di Luna hai tessuto
con le tue sapienti mani
perché mi arrivassero puri all’ombelico
e quanta polvere di questa Terra,
meravigliosa Terra viva,
hai soffiato sui miei piedi esausti
affinchè io potessi raccogliere
tutte le polveri
dei miei lunghi tragitti e
- mescolandole tra loro –
ricavarne il sale
del mio corpo attuale
Gemma del fiore di Rosa
Che sempre porto
nelle mie mani infuocate,
quale testimone eterno
della sottile alleanza
che ancora unisce
il tuo ricco seno di madre
alle mie labbra protese
verso quel nutrimento
che solo tu puoi darmi
e che soltanto io so bere…
Gemma di pietra preziosa
che guidi i miei passi
disegnandone l’ombra
e quando la melma
inceppa il mio viaggio,
quando l’aurora
sembra tarda arrivare,
quando la pioggia
si riversa nel mare,
avverto il tuo soffio,
la tua voce turchina
che calda mi avvolge
e d’amore mi stringe
come un tempo facesti
col tuo abito antico
in terra d’Australia.
———-
Me voy
Me voy,
igual que el pajaro solitario
que vuela por las nubes de su alma
Me voy,
igual que el fuego
que busca su madera
Me voy,
igual que el agua
que nunca, nunca se para
Me voy,
con la tierra de este guerrero
emborrachada de làgrimas
Me voy,
y nada màs……
————-
Bòdranos
( antico nome celtico del fiume Po)
Non conosco le alte nevi
dalle quali attingi
la tua tacita possenza
o grande fiume misterioso
eppure, un falco bianco
volteggindomi sul capo
mi parlò nel vento
del tuo Monviso
non conosco le rosse abetaie
che ti cullarono premurose
mentre ridevi di gioia
e tracimando urlavi
i capricci di bambino
eppure, un agile scoiattolo
mi indicò la stella
in cima a un grande faggio
ove sorge il tuo mattino
non conosco sotto quali ponti
ti lanciasti esuberante
nell’immenso verdeggiare
con folli corse giovanili
eppure, un pallido gabbiano
mi rammentò che un tempo
proprio tu lavasti
gli abiti bruciati di Fetonte
ormai disperso
nei chiari arenili
della tua matura padanità
tra pazienti salici
e lacrime delle Elìadi
conosco bene la placida lentezza
quasi plumbea e assente
del tuo respiro affannoso
- orquando –
mai domo di speranze
ti consegni esausto
e finalmente sazio
nelle braccia salmastre
dell’onda quieta
e ti immergi sognante
fra le ciglia dorate
di sontuosi canneti
addormentati.
Raffaele Curti – Tamborhablante
“…..ti ho detto che ci sono diverse ragioni per cui mi piacciono le poesie. Io le uso per tendere agguati a me stesso. Mi servono per darmi uno scossone. Io ascolto, e mentre tu leggi, blocco il mio dialogo interno e lascio che il mio silenzio dal profondo acquisti slancio. Poi la combinazione poesia e silenzio provocano lo scossone….”
Don Juan
Da Carlos Castaneda, “Il potere del silenzio”, Rizzoli, Milano 1988
Il volume “La Mia Pianura”, 60 pagine tra poesie e iconografie di piante medicinali, è interamente autoprodotto dall’autore su carta riciclata, in fogli liberi tenuti insieme da un cordoncino di cotone colorato. Ogni libro è unico poiché in copertina vi sono differenti piante opportunamente essiccate ed applicate con una pellicola plastificata trasparente.
Per richieste contattare direttamente l’autore al 39.347.7032730 oppure via E-mail: tamborhablante@libero.it
“……Gli stregono praticano l’arte di mandare esploratori che vanno in avanscoperta per saggiare i limiti della nostra percezione. Un altro motivo, questo, per cui mi piacciono le poesie. Sono i miei esploratori in avanscoperta…..”
Don Juan
Da Carlos Castaneda, “Il potere del silenzio”, Rizzoli, Milano 1988






bravo
complimenti per il tuo impegno veso la terra
hai sempre delle novità importanti
un caro saluto
Paolo
E’ molto tempo che mi piacerebbe capire come aiutare la
terra, la natura e tutti coloro che ci circondano…ma a volte
parlando di sciamanesimo ho solo il timore che sia una cosa
più grande di me, talmente grande e potente che ho timore
da sola di scoprire, sapere!Ma forse può aiutare tutti moltissimo…
Ciao Valentina